Sono Bruno D’Angelo, di professione informatico, appassionato di arte, fotografia, teatro.
Faccio parte del movimento d’Arte di Astrazione Geometrica denominato Astractura.
Cosa faccio
Arte digitale, ossia scrivo programmi informatici che producono immagini astratte; è l’insieme di informatica e grafica.
Come lo faccio
A partire da un’idea grafica, spesso ispirandomi alle funzioni matematiche, disegno un bozzetto su carta. Poi, scrivo programmi informatici che disegnano linee, curve, funzioni matematiche, con colori e sfumature varie che completano l’opera. Per ogni opera sono necessarie molte centinaia di righe di istruzioni, scritte in un linguaggio comprensibile al computer, tali da rendere l’opera progettata su carta.
L’opera poi è stampata su supporti in forex
Dicono di me
prof. Rosario Pinto – storico e critico d’arte – Catalogo della Mostra SyArt Sorrento – International meetings of contemporary art.
Edizione 2019
Il tema saliente che può essere identificato come fattore significativo e come chiave d’accesso alle dinamiche creative della produzione artistica di Bruno D’Angelo è senz’altro quello della sua personale disposizione a porsi come soggetto che abbia scelto di fare della propria sperimentazione produttiva un primo tassello di quella misura stocastica che distingue – all’interno della pratica delle arti figurative, da sempre – il punto di contatto, ma anche quello di differenziazione, tra l’artista e la sua opera, fino al punto che l’opera potrebbe legittimamente quasi invocare una sua propria capacità non solo auto propositiva , ma addirittura autoproduttiva. Ora, se è vero che la riflessione critica può ben individuare in alcuni tratti del ductus anche in artisti delle passate stagioni (pensiamo agli ‘sfregazzi’ di Tiziano, o alla materiacità di Velàzquez, poi di Turner, più tardi dei ‘Jeunes peintras de la tradition française’) un aspetto di una capacità del segno di mostrarsi come contributo preterintenzionale offerto dalla disposizione creativa dell’artista, questo stesso dato della preterintenzionalità – almeno come misura dispositiva – appare ancor tanto più interessante nella misura in cui riesce a trovare un suo inveramento geometrico, giustificando pienamente, pertanto, quelle scelte linearistico-cinestetico-cronotopiche che costituiscono l’abbrivio logico di Astractura e nelle quali il portato della ricerca di D’Angelo motivatamente si iscrive.
Marco Maraviglia – Bruno D’Angelo e le geomgrafiche: le grafiche geometriche informatiche – Ilas Magazine