Astractura

Il Movimento artistico di ‘ASTRACTURA’ nasce circa alla fine del primo decennio del 2000 per volontà e ad opera del prof. Rosario Pinto, critico e storico d’arte ed un gruppo di artisti, mossi da un intento culturale molto semplice: quello di suggerire che la spinta ‘contenutistica’, che aveva animato la ricerca artistica fino agli anni Settanta, non si stemperasse, annichilendosi nel processo derivativo che, anche nel mondo delle arti figurative, si era annunciato già all’esordio degli anni Ottanta andando a protrarsi, in seguito, fin entro i primi decenni del 2000.

I ‘contenuti’ di ASTRACTURA

Un progetto di movimento che potesse rispondere ad alcune esigenze:

  1. proporre un messaggio semplice
  2. essere agile nella sua strutturazione organizzativa
  3. individuare delle linee-guida essenziali e paradigmatiche, orientative e non prescrittive, così da poter garantire la tenuta di un’identità propositiva, senza ledere, però, il principio della libertà creativa individuale
  4. aver conto del ruolo del fruitore, considerandone con rispetto la personalità e coinvolgendolo nel processo creativo secondo opportunità di intervento attivo o di più semplice contribuzione al conferimento di senso all’opera dell’artista.

Astractura è un movimento artistico che seleziona, elabora, evolve alcuni paradigmi fondamentali dei movimenti artistici del ‘900, facendoli propri.

Ovviamente opera delle scelte selettive, ottenendo, quindi un’identità ben precisa.

In particolare, Astractura fonda le proprie radici sull’arte aniconica, sull’arte astratta, orientandosi decisamente verso l’astrattismo geometrico ed ai dettami del concettualismo secondo Duchamp.

In particolare, rispetto ai dettami dell’astrattismo geometrico secondo Modrian, supera i concetti dell “forma ideale è il rettangolo perché in esso la linea è retta senza l’ambiguità della curva” e il solo uso dei colori dei colori primari giallo, blu, rosso.

Inoltre, essendo un movimento nato nel XXI secolo, apre la propria arte pittorica affinchè possa esprimersi mediante l’utilizzo di nuove tecnologie, con opere prodotte anche con mezzi non tradizionali (stampe su supporti diversi, oggettistica prodotta da stampanti 3D invece della sola pittura e scultura)

Non sono escluse influenze, contaminazioni e condivisioni di particolari aspetti appartenenti ad altri movimenti della storia dell’arte del ‘900, quali il Minimalismo, il Madi, l’arte digitale, l’arte programmatica, l’arte nucleare che contribuiscono a strutturare ed identificare il movimento di Astractura.

Un ‘Manifesto di Astractura?

Nessun ‘Manifesto’ di Astractura.

Astractura rifugge l’idea ‘romantica’ del ‘Manifesto’, giudicando inutile e dannoso costipare entro una griglia di definizioni apodittiche ed ingessate il dato di un’identità che è mobile (ma non episodica e transeunte). Astractura si ritrova, perciò – pur essendo cosciente dell’unità sostanziale del tutto – a dover esprimersi come formicolio di idee, data l’incapienza della condizione umana ad avere una conoscenza totale e complessiva.

Nessun ‘Manifesto’, quindi, ma una grande circolarità di pensiero.

L’interrogativo di fondo di Astractura

Cosa pretende di dire Astractura senza correre il rischio di apparire e di essere velleitaria e presuntuosa?

Occorre dire, innanzitutto, che Astractura non è ricerca scientifica, ma non è neppure fantascienza: è esperienza umana, esperienza umana che non intende rinunciare a pensare ma intende farlo con metodi e strumenti che appartengono all’esperienza stessa della vita: la vita come arte.

Astractura, pertanto, provvede innanzitutto a individuare aree problematiche e ad indicare necessità di risposte, avendo ben chiaro che ogni verità man mano prodotta non è mai assoluta e che le risposte contengono, tutte, al proprio interno, più domande irrisolte di quante non siano state soddisfatte di esplicazioni convincenti.

Astractura è, insomma, domanda, non è risposta.

Astractura, perciò, è arte, non è scienza alla maniera galileiana. Si avvale, perciò, di un metodo che non è quello sperimentale, ma è quello, piuttosto, esperienziale.

ASTRACTURA, provvede a definire tre paradigmi, fondamentali ridotti schematicamente in tre parole chiave:

  1. Linearismo
  2. Cronotopia
  3. Cinestetismo

Linearismo

ASTRACTURA considera la linea il fattore minimo irrinunciabile, come strumento, per la giustificazione organica ed eidetica di qualsiasi forma possibile. Ciò porta a far coincidere le ragioni proprie della prospettiva ‘concretista’ con quella ‘costruttivista’ in una visione che non è sincretistica,

ma di integrazione prospettica, dal momento che può essere considerato vero, al tempo stesso, non soltanto che l’attività astrattiva proceda alla individuazione producente delle ragioni eidetiche delle cose – e, quindi, delle consistenze epifenomeniche – ma che l’attività astrattiva proceda anche alla produzione ‘concreta’ di oggetti che hanno origine in un progetto mentale che non ha alcuna rapportabilità esemplaristica sia al mondo della natura che al mondo della datità epifenomenica nella sua più dilatata accezione di universo esperienziale dell’uomo.

La linea è, quindi, sorgiva e primaria, priva di qualsiasi referenza esemplaristica ‘oggettuale’ e vale a definire qualsiasi cosa: è generatrice e fattrice, è idea e corpo, ineffabilità e parola,est quo maius cogitari nequit, è la linea che segna, secondo il portato della sintesi di Apelle il ritmo e la scansione stessa della vita e dell’operosità dell’uomo proponendosi, quindi, come indirizzo logico, fattuale e morale nella prospettiva della successività: nulla dies sine linea.

Non è necessariamente retta la linea: essa, anzi, è soprattutto curva, essendo la linea retta, in particolare, così come è generalmente intesa, il riferimento teorico di una concezione ideale che trova il suo fondamento nella prospettiva euclidea e, comunque, in una concezione spaziale di tipo sostanzialmente planare. La linea retta, potrebbe, invece, dirsi, è l’unico ‘caso particolare’ in cui la curvilineità propria della linea in quanto tale, presentando la caratteristica di un allineamento specifico dei suoi punti, lascia percepire una illusoria condizione di rettilineità.

Con il linearismo, Astractura eredita sia i principi fondamentali dell’astrazione geometrica, sia dell’arte Minimale.

La linea diventa essenziale per lo sviluppo dell’opera astracturista. Come il vomere di un aratro incide profondamente la terra fertile e segna il solco affinché possa poter raccogliere il seme germinativo, così la linea astracturista è germinativa della traccia organica della cose.

Essa può essere tracciata, quindi esplicita, oppure implicita, ossia ottenuta come elemento di separazione fra superfici cromaticamente diverse.

Non ha senso la distinzione fra “linea curva” e “linea retta”, quest’ultima non è definibile, essendo un concetto primitivo ed è limitata alla sola geometrica euclidea. Tale distinzione, infatti, potrebbe aver senso solo in ambito geometrico. Nel nostro contesto, quello dell’arte e della raffigurazione, è da considerare come linea una successione continua di punti che l’occhio umano vede come non interrotti.

Il linearismo porta, come conseguenza, la necessità di semplificare le “cose”. Così l’arte Minimalista ha sentito il bisogno “di togliere e non aggiungere”.

Astractura per poter rappresentare il suo ordine geometrico e razionale, necessita di una semplificazione, di un’essenzialità, rigorosità, che diventano parte identitaria del Movimento stesso.

Cronotopia

Il dettato di Apelle, appena evocato, di Nulla dies sine linea, ci conduce al rapporto temporospaziale o cronotopico, dal momento che lega la ‘linea’ al ‘dies’, cioè al tempo. L’ordine del rapporto cronotopico è oggi oggetto di particolare attenzione da parte del mondo scientifico e segna – tuttora ancora irrisolta – la dirimente tra Einstein e Plank o, se si vuole, la dirimente tra macroscala e microscala dell’universo o ‘degli’ universi. Né basta, purtroppo, la visione ‘indeterministica’ di Heisenberg a ricondurre tutta la Fisica contemporanea entro una visione di unità, né basta a tanto la visione frattale di Mandelbrot. Possono essere lette in tal senso, come prospettiva, cioè, unificatrice delle ragioni micro– e macrocosmiche le intuizioni e le posizioni teoretiche della ricerca di Ettore Maiorana? Questo interrogativo rimane ancora sostanzialmente insoluto ma non privo di fascino profondo. Il cronotopo, in fondo, potrebbe costituire una ulteriore misura dell’irrazionale inteso come irriducibilità della linea retta alla curva, almeno nella misura in cui non si potesse provare a suggerire una opportunità di riduzione dello spazio al tempo, intervenendo sulla celebre formula einsteiniana di E= mc2, sostituendo a E di energia la T di tempo ed alla m di massa la s di spazio, ferma restando la costante c della velocità della luce elevata al quadrato.

Cinestetismo

Occorre intendere correttamente il significato proprio che intendiamo attribuire alla parola ‘cinestetismo’, che introduciamo con valore di strumento critico, e che muove da quella di ‘cinestesia’ registrata nel vocabolario ‘Treccani’ come “termine proposto da H.C. Bastian per indicare la sensibilità muscolare, cioè quella forma di sensibilità propriocettiva i cui recettori sono disposti nella compagine dei muscoli, nei tendini e nelle guaine e che interviene nella regolazione dell’attività motoria”. Importante è il riferimento alla dimensione propriocettiva che, in fisiologia, rende ragione della funzione recettiva degli stimoli, non limitandosi però, ad una mera raccolta di dati sensoriali, ma procedendo ad una prima elaborazione attiva di essi.

Fatta premessa che siamo convinti che il termine di ‘estetica’ debba significare non ‘teoria del bello’, ma teoria della percezione, peraltro, temporalmente instabile, (muovendo, noi, in questo discernimento, da una prospettiva prebaumgarteniana e kantiana), additiamo che la parola ‘cinestetismo’ debba essere intesa come termine che esprime la coniugazione del concetto di percezione con quello di movimento. Si può giungere, così, alla conclusione che la prospettiva ‘cinestetica’ che addita ASTRACTURA possa configurarsi come la peculiarità di cui può essere dotata l’opera d’arte nel consentire all’insieme dei suoi contenuti e dei suoi aspetti formali di attivare la disposizione del soggetto ad una fruizione consapevole e protagonistica, piuttosto che mortificarlo in una soggiacenza dipendente. La dimensione ‘cinestetica’, in particolare, si può configurare poi come ‘attiva’ o ‘passiva’, secondo che il soggetto fruitore abbia o non abbia libertà d’intervento sul dato materiale ed oggettuale dell’opera d’arte.

Con il termine Cinestenismo, Astractura fa propria la “definizione concettuale”, secondo i dettami di Duchamp.

Ancora, Astractura condivide il dettato del gruppo di astrattismo geometrico De Stijl di “superamento dell’individualità dell’artista, poiché questa rischia di imporsi sui valori della collettività; l’arte deve contribuire a creare una società giusta”.

L’artista astracturista deve essere consapevole ed aperto alla collaborazione dei fruitori dell’opera, conscio del suo ruolo di propositore di un’idea in evoluzione, piuttosto che un impositore di un’emozione, spesso intrinseca, difficilmente condividibile con il fruitore.

Proprio per il ruolo del fruitore, un’opera d’arte Astracturista, per sua natura, è quindi preterintenzionale. L’artista proponente, non saprà mai dove potrà arrivare, pur avendone definiti compiutamente i principi progettuali. L’opera è una, nessuna o centomila, in dipendenza delle sensibilità speculative dei fruitori.

Alla sua natura preterintenzionale, dovuta al contributo dell’ignoto fruitore, l’artista può aggiungere intenzionalmente all’opera elementi stocastici, facendo in modo, quindi, che anche il caso contribuisca al risultato finale.

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